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Guercino, La poetica e il teatro degli affetti: una mostra
importante con oltre cento opere, alcune inedite, appartenenti
a una collezione riminese ritrovata di recente. Completano la ricca
rassegna dipinti di autori coevi, come Ludovico Carracci, punto di
riferimento ideale.
Artista di punta del seicento, il Guercino può essere considerato
il pittore che diede voce ai "sentimenti" per il suo talento nel
ritrarre gli stati d'animo e nel far "parlare" i personaggi,
secondo i precetti pittorici del tempo che imponevano una maggiore
adesione al vero, sia in senso morale, sia in senso visivo e percettivo.
Il titolo della mostra offre al visitatore la chiave di lettura per
comprendere il percorso espositivo: il pittore di Cento è la
voce migliore per interpretare la riforma avvenuta, dai primi
decenni del '600, nella rappresentazione pittorica dei sentimenti:
il Manierismo cede il passo a una raffigurazione più vera e sincera
degli affetti, con una attenta introspezione psicologica.
La pittura sensuale e carnale che caratterizza molte opere
del guercino, lasciò il posto dopo il 1630 a un maggior lirismo,
secondo un passaggio legato a una forte crisi sentimentale che
accentuò la sua religiosità, ma non gli fece smettere di dipingere
amori e sentimenti. Semmai si avverte un'interpretazione più distaccata:
le passioni vengono trattate in forme che anticipano, sul piano pittorico,
la stagione del melodramma. L'opera del Guercino aveva già mostrato numerose
affinità con il teatro: si pensi ai recitativi - presenti in una sezione
della mostra: opere con personaggi ritratti a mezzo busto, che danno l'impressione
di essere un teatrino domestico menre recitano una parte assegnata.
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La mostra Duccio, Alle origini della pittura senese raccoglie
attorno a due capolavori di Duccio di Buoninsegna - la Maestà e la
grande vetrata dell'abside del Duomo - un centinaio di opere, tra dipinti,
miniature, sculture, oreficerie, per ricostruire il clima culturale di Siena
tra Duecento e Trecento e testimoniare l'ampio raggio dell'influenza duccesca.
La mostra si articola in due sedi: il Museo dell'Opera, dove è collocato il suo
capolavoro, l'imponente Maestà a due facce, originariamente collocata sull'altare
maggiore del Duomo e poi smembrata nel 1771: la facciata anteriore, Madonna e
Bambino con angeli e santi, collocata nellacappella di Sant'Ansano, il retro,
con episodi della Passioni di Cristo, fu posto nella cappella di San Vittore.
Solo nel 1878 la Maestà fu spostata nel Museo.
Le altre opere sono esposte al Santa Maria della Scala, grandioso complesso
medioevale e tra i primi ospedali d'Europa, ora imponente centro espositivo,
dove è in corso da tempo il delicato restauro della vetrata del Duomo, tra le
più importanti in questa tecnica dell'italia medioevale, per la quale Duccio
nel 1287 fornì il cartone preparatorio ed eseguì il disegno a pennello.
La mostra di siena oltre alle opere del maestro senese, presenta
lavor di pittori ducceschi di prima, seconda e terza generazione,
dal maestro di Badia a Bartolomeo Bulgarini. Una sezione importante
è dedicata a Simone martini e ad Ambrogio e Pietro Lorenzetti, vissuti
nella prima metà del Trecento, i cui primi lavori mostrano una chiara
influenza della pitutra di Duccio. È stato ricostruito anche il contesto
artistico della Siena dell'epoca: sono in mostra sculture, come un San Pietro
di Giovanni Pisano e opere di oreficeria realizzate, tra gli altri, da Guccio
di Mannaia, maestro orafo dell'epoca.
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