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Oltre 110 opere, tra dipinti e disegni, dei Maestri lombardi tra XV e XVIII secolo, molti dei quali sono un'autentica novità per lo
spettatore europeo: da Foppa a Leonardo, da Moretto e Savoldo a Caravaggio, da Baschenis a Moroni e Lotto, dai Campi a Arcimboldi a
Ceruti, tra gli altri.La mostra, frutto della colaborazione con il Metropolitan Museum di New York, dove si trasferirà dal 27 maggio,
è curata da Mina Gregori e si avvale di prestiti da collezioni private e musei tra i più importanti: Louvre, British Museum, le National
Gallery di Washington e di Londra, Galleria Borghese, Metropolitan.
Un filo rosso, ininterrotto, conduce dall'acume di Leonardo e dallo spirito anticipatore di Foppa, alla rivoluzione di Caravaggio, per
il quale la natura è sola maestra dell'arte. La mostra rivendica la radice lombarda di un naturalismo che fa dell'osservazione della
realtà lo strumento di conoscenza del mondo.
Un filone di ricerca che mostra il protrarsi dell'interesse per Leonardo lungo tutto il XVI secolo e trova il suo coronamento in Caravaggio,
ma anche in maestri a lui contemporanei, come Arcimboldi. Legato allo stesso filo, il Figino, allievo di Lomazzo e contemporaneo di
Caravaggio, dipinge, intorno al 1591-1594, il primo esempio di natura morta in Europa, presente in mostra insieme a quattro capitali studi
botanici di Leonardo. Non mancano esempi dei continuatori della scuola leonardesca, come Studio di Albero di Cesare da Sesto.
L'osservazione del reale è anche interesse per la figura umana: ecco il Ritratto di uomo con il cappello di feltro di Lorenzo Lotto (veneziano,
ma attivo anche a Bergamo), ecco le fisionomie sanguigne dei personaggi lombardi di Cariani, e ancora Il cavadenti, Il suonatore di liuto di
Caravaggio, presente anche con Natura morta con strumenti musicali.
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Una mostra di oltre 60 capolavori dai più importanti musei del mondo - dal Prado di Madrid, al Puskin di Mosca - e da collezioni
private. 26 dipinti di Sandro Botticelli, 16 di Filippino Lippi, oltre a disegni e opere di confronto - con Leonardo e Pietro di
Cosimo - che scandiscono un percorso articolato in sezioni tematiche.
Firenze celebra con una straordinaria mostra Botticelli e Filippino - suo geniale allievo ed erede autentico -, di cui ricorre il
quinto centenario della morte. Significativo il sottotilo "l'inquietudine e la grazia": la Grazia fu l'emblema dell’eleganza intellettuale
e della squisita rappresentazione dei sentimenti che il Quattrocento si scelse; l'inquietudine perché il secolo si chiuse sotto il
segno della precarietà e dell'angoscia seminate dalla predicazione di Savonarola, tragico profeta dell'eclissi degli ideali umanistici.
La ricollocazione delle opere nei luoghi originali arricchisce l'esposizione di storia e suggestioni: al tempo di Botticelli e Filippino,
Palazzo Strozzi infatti c'era. Commissionato dal banchiere Filippo Strozzi e costruito dell'architetto Giuliano da Maiano, Palazzo Strozzi
è l'archetipo della civiltà fiorentina dell'abitare, l'emblema di Firenze medicea, la grande stagione artistica di cui Botticelli e Filippino
furono protagonisti.
Le opere in mostra, raggruppate per temi, vanno dai ritratti (Uomo con medaglia di Botticelli, Musico di Dublino di Filippino), che rivelano
lo studio dei fiamminghi; alle allegorie (La calunnia e Pallade e il Centauro di Botticelli, Allegoria dell'amore di Filippino), alle storie
bibliche (Giuditta), alle illustrazioni botticelliane di novelle del Boccaccio (Storie di Nastagio degli Onesti) e della Divina Commedia; ai
Santi (la splendida Visione di S. Bernardo di Filippino); agli Angeli (l'angelo dell'Annunciazione di Botticelli e di il tondo di Filippino
Madonna con bambino e angeli musicanti) e Madonne, fino alle opere mistiche e dolenti degli anni del Savonarola.
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